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domenica 13 ottobre 2019

MERLUZZO CON PROSCIUTTO per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE


Ultimo appuntamento con la rubrica "Ricetta dal mondo" di Quanti modi di fare e rifare. Oggi abbiamo cucinato insieme alla cuochina una ricetta norvegese veramente originale e gustosa, (Torsk med spekeskinke)  Merluzzo con prosciutto crudo. Sinceramente non avrei mai pensato di abbinare il merluzzo con il prosciutto crudo, invece il connubio ci sta proprio bene, con l'aggiunta della salsina il piatto è veramente gradevole, semplice e sano come dice la nostra cuochina. Con l'aggiunta dei pomodorini e i broccoli verdi i colori e i sapori di questo piatto sono proprio da invidiare.
Nota della spesa
G. 400 di merluzzo fresco
g. 50 di prosciutto crudo S.Daniele
pomodorini ciliegino
1 dl di panna                                       
g. 40 di rucola
pepe rosa in grani
olio extra vergine di oliva
1 broccolo verde
sale
*****************************************************************************************
Ho lavato ed asciugato il merluzzo con carta da cucina, l'ho tagliato in porzioni uguali, li ho cosparsi di pepe rosa. Ho avvolto ogni porzione di merluzzo con una fetta di prosciutto poi li ho sistemati in una pirofila ricoperta di carta da forno. Ho aggiunto i pomodorini e. ho irrorato il tutto con l'olio extra vergine d'oliva. Cotto in forno caldo a 200° per circa 20 minuti.
A parte ho preparato la salsina, facendo bollire per alcuni minuti la panna ho aggiunto la rucola. Con il mixer ad immersione ho frullato la salsa, infine ho insaporito con sale e pepe.
Nel microonde ho lessato i broccoli dopo averli lavati e mondati.
                                   Ho servito il tutto ben caldo irrorando con la salsina.
Ringrazio Anna&Ornella, al cuochina per la bella e originale ricetta, e tutte voi che passerete a trovarmi.
                                                              Siate sempre lieti.
                                                                   Nonna Dani













domenica 14 luglio 2019

ROTOLO DI MAIALE CON FOGLIE DI SHISO (Oba iri butabaraniku roru) RIVISITATO A MODO MIO per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE

Ultimo appuntamento prima della pausa estiva con le amiche della bella rubrica dei Quanti modi di fare e rifare che ci invita a cucinare un piatto decisamente completo, rotolo di maiale con foglie di shiso e verdure saltate, unendo due cucine giapponese e norvegese lontane e sostanzialmente diverse in usi e costumi, ma unite in amicizia e complicità per realizzare un piatto gustoso invitante e ben abbinato. Devo ammettere di aver commesso un errore in partenza ovvero non avendo letto attentamente la ricetta di Anna&Ornella, di conseguenza ho preparato il piatto certa che gli ingredienti che avevo a disposizione fossero più o meno gli stessi usati nella ricetta o quanto meno andassero bene. Avendo a disposizione delle fettine di maiale e della pancetta a cubetti, ho preparato gli involtini ripieni di pancetta e salvia al posto del shiso. Lo stesso discorso vale per il contorno perchè ho usato la cipolla di tropea e delle bietole fresche dell'orto che avevo a disposizione. Il bello è che solo preparando il post mi sono resa conto di aver interpretato la ricetta diversamente dall'originale, che immagino sia decisamente migliore, ma grazie al benestare delle cuochine pubblico volentieri il mio rotolo di maiale rivisitato. 
Devo ammettere di aver commesso un errore in partenza ovvero non avendo letto attentamente la ricetta di Anna&Ornella, di conseguenza ho preparato il piatto certa che gli ingredienti che avevo a disposizione fossero più o meno gli stessi usati nella ricetta o quanto meno andassero bene. Avendo a disposizione delle fettine di maiale e della pancetta a cubetti, ho preparato gli involtini ripieni di pancetta e salvia al posto del shiso. Lo stesso discorso vale per il contorno perchè ho usato la cipolla di tropea e delle bietole fresche dell'orto che avevo a disposizione. Il bello è che solo preparando il post mi sono resa conto di aver interpretato la ricetta diversamente dall'originale, che immagino sia decisamente migliore, ma grazie al benestare delle cuochine pubblico volentieri il mio rotolo di maiale rivisitato.
Nota della spesa
6 fettine di lonza di maiale sottili
g. 100 di pancetta affumicata a cubetti
alcune foglie di alloro
aceto balsamico                                                     
olio extra vergine
farina 
sale, pepe.
Per il contorno
Bietole fresche dell'orto
 1/2 cipolla di tropea
1 spiccio d'aglio
peperoncino piccante
olio evo
sale.
******************************************************************************************************
Ho battuto leggermente le fettine di carne,  le ho salate, su ognuna ho appoggiato le foglioline di salvia del mio terrazzo e ho distribuito in egual misura i cubetti di pancetta che avevo rosolato in precedenza. Ho rotolato le fettine a involtino fermandole con un stuzzicadente. Le ho passate su un un velo di farina, disposte in una padella con alcuni cucchiai di olio e fatte rosolare per bene.Verso la fine della cottura ho unito due cucchiai di aceto balsamico, le ho fatte insaporire saltandole in padella e portate in tavola accompagnate da un contorno di bietoline fresche.
Le bietoline le ho saltate in padella con poco olio evo, una noce di burro, un spicchio d'aglio, la cipolla di tropea tagliata sottile e il peperoncino.   
Grazie a Anna &Ornella per la disponibilità e per la bella ricetta e a tutte voi che passerete per un saluto. Ci rileggiamo a settembre con un'alta ottima ricetta. Buona estate a tutte.
        Siate sempre lieti.
      Nonna Dani

Menù 2019 della Cuochina
                                                           


domenica 10 febbraio 2019

KIKERTSALATMED ovvero INSALATA DI CECI E UOVA per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE


Per questo freddissimo mese di gennaio 2019 l'appuntamento dei Quanti modi di fare e rifare prevede una appetitosa insalata norvegese colorata e ricca di sapore e colore, sicuramente da riprovare anche nella stagione più calda. Sono d'accordo con la cuochina, questa bella insalata può sicuramente essere un piatto adatto per il pranzo o per la cena per me anche un bel piatto unico.

Nota della spesa
g. 200 di ceci in scatola
1/2 cipolla dolce
1 arancia tagliata a fettine
3 uova 3 cucchiai di parmigiano reggiano
rucola, cicorino fresco
olio evo
sale, pepe
************************************************************************************************

Ho sbattuto in una ciotola le uova ho aggiunto il parm.reggiano un pizzico di sale poi in una padella antiaderente leggermente unta di olio ho cotto la frittata.
In una capiente insalatiera ho unito ai ceci precedentemente scolati, lavati con acqua corrente, la cipolla tagliata sottile, il cicorino, la rucola e la frittata tagliata a cubetti. Ho condito con olio evo, sale e pepe e servito in tavola.

BUONA BUONA.
                                                            Siate sempre lieti.
                                                                  Nonna Dani
Ringrazio di cuore la cuochina le sue aiutanti Anna&Ornella  per la bella ricetta e tutte voi che avete cucinato con me, un saluto speciale se passerete da qui. 




domenica 10 giugno 2018

PASTA ALLA NORMA per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE

Ben ritrovate a tutte con l'appuntamento mensile dei "Quanti modi di fare e rifare" del mese di giugno con una ricetta molto conosciuta e molto buona aggiungo io. Come ogni mese la cuochina ci accompagna in una cucina della tradizione italiana, oggi approdiamo in Sicilia e in una delle città più belle e ricche di storia quale è Catania. Ho cercato di modificare un pò la ricetta per venire incontro alle mie esigenze evitando di friggere le melanzane ma grigliarle, ho usato la ricotta fresca e non me ne vogliano i siciliani e nemmeno i catanesi, ma ho cercato di rendere il piatto più leggero possibile sacrificandone un pò il sapore. Per il resto tutto come da copione anzi come da ricetta. Pensando a questa ricetta mi sorge spontanea una domanda: Ma chi è la Norma?...Facendo una piccola ricerca ho scoperto che a dare il nome Norma pare sia stato un celebre commediogafo catanese, un certo Nino Martoglio che davanti ad un piatto di pasta così condito abbia esclamato "Chista è 'na vera Norma!" per indicarne la bontà paragonandola al grande compositore di Vincenzo Bellini e alla sua celebre opera "Norma" al quale è dedicato il Teatro Massimo di Catania, indiscussa città di origine di questa ricetta. Pare che la prima mondiale di quella che è una delle ricette cardine della cucina siciliana sia avvenuta a Catania in coincidenza con la prima mondiale della Norma di Vincenzo Bellini e che sia stata concepita come omaggio a quest’ultimo. Fu così che nella stessa sera e nello stesso luogo, mediterraneo, vennero tenuti a battesimo due veri capolavori.

Nota della spesa
g. 150 di  pasta tipo sedani
g.   50 di ricotta
1 melanzana violetta
10 pomodorini datterini tagliati a cubetti     
alcuni cucchiai di salsa di pomodoro
1 spicchio d'aglio
olio evo
foglie di basilico
sale

******************************************************************************************
Lavare la melanzana e tagliarla a fettine sottili cospargere di sale e lasciare riposare per circa 1 ora nello scolapasta. Passarle in padella antiaderente o sulla griglia facendole rosolare da ambo la parti, poi tagliare a listarelle tenendone alcune intere.
Nel frattempo in una padella imbiondire l'aglio in alcuni cucchiai di olio, unire 2 o 3 foglioline di basilico e il pomodoro a cubetti.
 Lasciare addensare il sugo aggiungendo anche alcuni cucchiai di salsa di pomodoro; aggiungere le melanzane tagliate qualche cucchiaio di acqua calda per evitare che i sugo si asciughi troppo e lasciare insaporire per cifra 10 minuti.  A parte cuocere la pasta in acqua bollente, scolare al dente e versare in padella rigirandola per alcuni minuti nel sugo. Servire con le fettine di melanzana intera e la ricotta a tocchetti foglie di basilico fresco.
                                                               BUON APPETITO
Grazie di cuore alla cuochina ad Anna&Ornella e a tutte voi che avete cucinato insieme a me.
                                                           Siate sempre lieti.
                                                                 Nonna Dani

domenica 11 marzo 2018

RIS CUN LA TERDURA per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE

Benvenute nella mia cucina alle cuochine dei quanti modi di fare e rifare! Prepareremo insieme il "Ris cun la terdura". Si perchè la nostra carissima cuochina questo mese ci invia a preparare un piatto tipico della mia città, il Ris cun la terdura, o meglio tevdura come si dice in dialetto reggiano. E' un piatto conosciuto come, riso con la tritura, ris cun la tradura, ris cun la terdura tradotto in reggiano ris cun la tevdura. Di questa minestra si è quasi perduto il significato. Era la minestra della festa, considerata ricca gustosa, poichè venivano aggiunte uova e formaggio. D'obbigo il brodo buono quello attenuto da galline ruspanti. Conosciuta anche come minestra del paradiso era la cura ideale per malati e convalescenti.  In un sito del dialetto reggiano  ho trovato la ricetta originale, l'ho tradotta e usata per preparare il piatto. La ricetta è uguale a quella proposta dalla te carissima cuochina, cambia solo nella quantià di formaggio, probabilmemte perchè il costo del parm-reggiano ai tempi in cui risale la ricetta, incideva parecchio sulla spesa, ed era considerata una sciccheria da gustare alla domenica.

Quello che serve per 4 persone:
g. 250 di riso per risotti
1 litro di brodo                                                                         
3 uova
3 cucchiai abbondanti di formaggio grana grattugiato
un pizzico di pepe, sale

Preparazione:
Fare bollire il brodo e il riso fino a quando il riso è quasi cotto (15/16 minuti): A parte sbattere le uova con il grana e il pizzico di pepe. Nel brodo che bolle, versare l'uovo sbattuto, mescolare un pò forte per evitare i grumi. 
Il calore del brodo e del riso fanno legare l'uovo e il formaggio che si sbriciolerà nella minestra. Va servito caldo a piacere con una buona informaggiata.
Nota
Le massaie d'un tempo facevano cuocere il riso nell'acqua bollente poco salata, scolavano il riso molto al dente e lo passavano nel brodo bollente, lo facevano cuocere per due o tre minuti e all'ultimo momento aggiungevano l'uovo sbattuto con il formaggio e servivano. In questo modo il brodo non si infittiva.
Curiosità
La tevdura è un condimento antico, già presente in vecchi libri veniva usato per rinforzare un brodo poco saporito. Una volta, quando non c'era da mangiare, serviva a irrobustire il brodo avanzato e la domenica che spesso, per farlo bastare per tutta la amiglia veniva allungato con l'acqua. Cosa vuol dire "tevdura"? (in una parte della provincia la chiamano "terdura") c'è chi pensa che l traduzione italiana sia tridura, ma tridura nei dizionari italiani non c'è, c'è tritura che vuol dire tagliare. In poche parole la traduzione in italiano non c'è. Di sicuro il nome tevdura o terdura si rifà alla mescolanza dell'uovo con il formaggio che vuotato nel brodo caldo e mosso si sparpaglia in tante briciole e brandelli.
                                                      Buon appetito.

Còl ch ' a 'gh vōl per 4 persòuni:

250 gr. ed rîs per rişôt
1 léter ed brôd
3 ōv
3 cucêr bundânt ed furmâj Grâna radû
1 psigôt ed pèiver
sêl

Preparasiòun:
fê bojêr al brôd e al rîş fîn quând al rîş l'é quêşi côt (15/16 minût).
A pêrt şbatî j ōv cun al Grâna e al psigôt ed pèiver. Ind al brô, ch' al bòj, vudê la şbatûda, şmesdê un pô fôrt an dêv mìa fêr i gnôch. Al calōr dal brôd e dal rîş a fân lighêr l'ōv e al furmâj che a se şparpâgnen, in brîşi, ind la mnèstra.
Al và servî chêld e, a piaşèir, cun 'na bòuna infurmajêda.

Nôti:
al j azdōri 'd un tèimp a fêven cōşer al rîş ind l' âcva buĵnta pôch salêda, a tirêve só al rîş dimòndi al dèint. A sculêven al rîş e al pasêven ind al brôd buĵnt, al fêven cōşer per dû o trî minût a l' ûltem mumèint a 'gh vudêven la şbatûda e pó al servîven. Cun sta manēra ed fêr al brôd al 's infisés mìa.

Curiositê:
La tevdûra l'é un cundimèint antîgh, bèle preşèint ind i vèc léber, al gnîva druvê per rinfursêr un brôd pôch savurî. 'Na vôlta, quând a gh'êra ed la filóma, al servîva a inrobustîr al brôd vansê ed la domènica che despès, per fêrel bastêr per tóta fa faméja, al gnîva şlunghê cun 'd l' âcva.
Csa vōl dîr ''tevdûra'' ? (in 'na pêrt ed la pruvîncia la ciâmen ''terdùra'')  agh'é chi pèinsa che la tradusiòun in italiân la sìa ''tridura'' mó ''tridura'' ind i disionâri italiân l' an gh'é mìa, a gh'é ''tritura'' che vōl dîr tajêr un quèl in tânt pcòun céch, oséia tridêrel. In pôchi parôli la tradusiòun in italiân l' an gh'é mìa. Ed sicûr al nòm ''tevdûra'' o ''terdùra'' al s' arfà a l'armes'ciânsa ed l'ōv cun al furmâj che vudêda ind al brôd chêld, e in muvimèint, la se şparpâgna in tânti brîsi e şbrindâj.


E... bòun aptît!

 Un grazie di cuore alla cuochina ad Anna&Ornella e a tutte voi che avete cucinato insieme a me.
                                                     Siate sempre lieti.
                                                          Nonna Dani

domenica 14 gennaio 2018

GNOCCHI ALLA ROMANA per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE

Nel primo appuntamento del nuovo anno con le cucine aperte di "Quanti modi di fare e rifare" la cuochina ci invita a preparare un piatto tradizionale della cucina Italiana: gli gnocchi alla romana tipici della regione Lazio, romana in particolare, che trae origine dalla cucina contadina con ingredienti poveri come il semolino, ricavato dalla macinazione del frumento, il latte, il burro ecc. L'uso del burro può far pensare alla tradizione piemontese, essendo questo un condimento tipico della cucina subalpine e la presenza del Parm. Reggiano sempre in uso al nord, potrebbe essere motivo di discussione e creare  qualche perplessità sulla vera origine di questo piatto, ma a togliere ogni dubbio è stato il grande Pellegrino Artusi che nella prima edizione del suo libro "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" del 1891, li annovera fra i 7 piatti dichiarati romani, quindi romani al 100%. Ho preparato i mie gnocchi  con due condimenti, con besciamella-emmental e pancetta affumicata.
                                                    l'altro con burro e parm-reggiano                              
Nota della spesa
g. 250 di semolino di mais   g.  40 di burro
g. 40 di parm.reggiano                                        
1 e 1/2 latte fresco
2 tuorli
2 cucchiai di farina (per la besciamella)
noce moscata 
g. 50 di pancetta affumicata a dadini
g. 50 di emmental tagliato a dadini
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Preparare una besciamella leggera con il restante latte 2 cucchiai di farina e il sale.
Rosolare in un padellino la pancetta affumicata con alcune figlie di alloro.
 In una pentola ho versato il latte (1lt) e il sale, non appena inizia a bollire ho aggiunto a pioggia il semolino, ho mescolato energicamente con la frusta finchè si è formata una polentina senza grumi; quando si staccherà dai bordi della pentola togliere dal fuoco aggiungere i tuorli, amalgamare bene, unire anche il parm.reggiano, la noce moscata.
 Su un piano di lavoro o su un tagliere e aiutandosi con la carta forno stendere il composto fino ad uno spessore di circa 1,5 cm. Con un coppa-pasta o un bicchiere tagliare i dischetti di circa 5 cm.. Disporre gli gnocchi in una teglia imburrata leggermente sovrapposti.
 Versare  la besciamella (preparata con g. 500 di latte+ 2 cucchiai di farina, sale) l'emmental a dadini e la pancetta rosolata. Cuocere in forno caldo 200° gradi per circa 20 minuti.
                                              Ottime entrambe le versioni!!
Ringrazio la cuochina, Anna&Ornella e tutte voi che avete preparato questo ottimo primo, tradizionalissimo della cucina Italiana insieme a me.
                                                             Siate sempre lieti.
                                                                  Nonna Dani

domenica 12 novembre 2017

CULINGIONIS DE PATATA per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE

Ottimo l'appuntamento del mese di novembre con le ricette regionali dei Quanti modi di fare. e rifare. La cuochina ci porta nelle cucine sarde dove si preparano questi prelibati "culingionis de patata." Da subito ho pensato che i culingionis sarebbero piaciuti a miei nipoti, e allora cosa ci vuole... ho raddoppiato le dosi e li ho invitati a pranzo, allietando il loro rientro da scuola in una giornata piovosa e fredda. Li ho conditi con un pesto alla genovese, che piace tanto alla mia "piccola pasticcera" usando le ultime piantine di basilico del mio terrazzo e con un buon ragù di carne. Graditissimi a tutti. Non né è rimasto nemmeno uno, chissà perché !!
Nota della spesa
g. 350 di farina 0
g. 1000 di patate
2 cucchiai di olio evo
1 spicchio d'aglio
alcune foglie di menta
g. 50 pecorino romano
g. 70 parm-reggiano
 4/5 cucchiai di olio extra vergine d'oliva 
sale - pepe
***************************************************************************************
Ho impastato la farina con alcuni cucchiai di olio evo un pizzico di sale e acqua tiepida. Ho sistemato l'impasto in una ciotola coperto con pellicola trasparente e lasciato riposare tutta la notte. Il giorno dopo nel microonde ho lessato le patate le ho ridotte in purea. In una padella ho rosolato con alcuni cucchiai di olio due spicchi d'aglio, poi ho unito la purea di patate per insaporire. Ho lasciato raffreddare, ho unito la menta tritata i formaggi grattugiati, il sale ed il pepe.
Ho steso la pasta aiutandomi con la macchina, in strisce rettangolari, con un coppa-pasta ho tagliato dei dischi rotondi, ho riempito il centro di ogni disco richiuso su se stesso, ho ripassato i bordi con una forchetta. 
Li ho tuffati in acqua bollente per 6/7 minuti, 
scolati e conditi. Spolverati con parm-reggiano e serviti al più presto.
                                          

                     
                                        BUONISSIMI  COSI'
                                                    MA ANCHE COSI'

I miei nipoti ringraziano la cuochina, Anna&Ornella e
tutte voi che passerete a farci visita.

                Siate sempre lieti.
                     Nonna Dani

                                                   

domenica 10 settembre 2017

POLLO IN FRICASSEA per QUANTI MODI DI FARE E RIFARE


 Eccoci qui care cuochine al nostro bel appuntamento dei Quanti modi di fare e rifare. Avete finito le vacanze? Oppure siete in partenza? Per me sono finite da un pò, purtroppo.... ma ho ancora un ricordo vivo delle mie vacanze con una punta di malinconia per le belle giornate di sole trascorse al mare e per la bellissima settimana in Val d'Aosta con i mie amici più cari, e tu cara cuochina dove sei stata in vacanza? Il piatto che ci hai proposto per l'appuntamento di settembre non l'ho mai cucinato e per l'occasione mi sono documentata un pò, tanto per non fare brutta figura e ho scoperto che la fricassea dal francese fricassée è una tecnica di preparazione della carne bianca, solitamente stufata, come pollo, coniglio, vitello, che viene tagliata a tocchetti  fatta insaporire da erbe aromatiche o verdure come cipolla, carota sedano ed infine insaporita dal tuorlo d'uovo amalgamato con il succo di limone. Nonostante il nome faccia intendere che la fricassea abbia origini francesi, la sua preparazione è diffusa soprattutto al nord Italia, in Grecia e in Nord Africa. Dopo tanta cultura sulla fricassea aggiungo solo che il piatto è piaciuto specialmente a mio marito che non ama il pollo il che è tutto dire. Brava cuochina riuscire a fargli mangiare il pollo non è facile.... Mi scuso per le foto.. non sono un granché, anzi sono bruttine.



Nota della spesa
g. 350 di bocconcini di pollo
1/2 cipolla
g, 20 burro
1 cucchiaio di olio evo
1/2 bicchiere di brodo vegetale
1 cucchiaio di farina
sale, pepe
1 tuorlo
1/2 limone
erbe aromatiche (prezzemolo, rosmarino, salvia, origano)
*************************************************************************************************
Seguendo le indicazioni della cuochina ho fatto sciogliere a fuoco bassissimo poco burro e 2 cucchiai d'olio in una padella antiaderente, ho unito la farina e mescolato velocemente per evitare grumi, per evitare che si addensi troppo ho aggiunto il brodo vegetale, appena inizia sobbollire ho unito la cipolla, le erbe aromatiche e i bocconcini di polli. Mescolando i tanto in tanto ho lasciato cuocre per circa 30 minuti. A parte ho leggermente montato il tuorlo con una forchetta aggiungendo il succo di limone. A fine cottura del pollo ho aggiunto l'uovo ho mescolato per qualche secondo sul fuoco, poi ho spento e portato in tavola. l'ho accompagnato con carote lessate, passate leggermente in padella con burro e con una salsa cotta di verdure.
Un caloroso grazie alla cuochina ad Anna&Ornella e a tutte voi.
Siate sempre lieti.
Nonna Dani
      

domenica 11 giugno 2017

QUANTI MODI DI FARE E RIFARE gli GNOCHI CON LA FIORETA

Appuntamento caldo, molto caldo del mese di giugno per Quanti modi di fare e rifare con un ottimo primo piatto "gli gnochi con la fioreta" naturalmente della nostra tradizione culinaria italiana. E' una bella ricetta tipica della valle recoarese e della sua cittadina Recoaro Terme. La ricetta originale si trova nel sito della Venerabile Confraternita dei gnochi con la fioreta. Non me ne vogliano i recoaresi e nemmeno la cuochina ma non ho resistito a portare modifiche nella preparazione degli "gnochi"; effettivamente ho usato lo stesso procedimento della preparazione degli gnocchi di patate molto in uso nella mia terra ed il risultato è stato ottimo. Ho usato gli stessi ingredienti, ricotta, farina, uova ho omesso il latte e aggiunto parmigiano -reggiano e li ho conditi con burro e piselli freschi. 
Nota della spesa
g. 250 di ricotta fresca
g. 100 di farina 00
g.  40 di parmigiano reggiano
1 uovo                                                     
1 limone bio
timo fresco
sale, pepe
per il condimento
g. 150 di piselli freschi
g. 40 di burro
1 cipollotto di tropea
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Ho lavorato la ricotta con la farina, ho unito l'uovo il parm-reggiano. il sale e il pepe. Ho lavorato bene per ottenere un impasto omogeneo. In un secondo tempo ho suddiviso in 5/5 parti e sulla spianatoia ho formato dei filoncini che in un secondo tempo ho tagliato a tocchetti.
 Li ho passati sui rebbi di una forchetta e disposti su un vassoio foderato di carta forno e messo in frigo.
In una padella ho pulito e tritato finemente il cipollotto l'ho fatto appassire con il burro per circa dieci minuti, unendo poca acqua per evitare che il fondo si asciugasse. Intanto in una capiente pentola (quella per cuocere gli gnocchi) ho cotto i piselli in acqua bollente salata per alcuni minuti, poi con la ramaiola li ho passati in padella per finire la cottura ed insaporirli. 
Ho cotto gli gnocchi nella stessa acqua di cottura dei piselli, li ho scolati e mescolati delicatamente al sugo di piselli. 
Ho aggiunto la scorza di limone grattugiata e alcune scorzette tagliate a julienne, il timo fresco e una generosa spolverata di parm-reggiano Cosparsi di parm.reggiano.
                                                                        OTTIMI! 
                                                        Siate sempre lieti.
                                                             Nonna Dani
               Come sempre ringrazio Anna&Ornella per la bella ricetta e l'opportunità di conoscere ricette particolari e tutte voi che avete cucinato con me e passerete per un saluto.